Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan, tra presente e futuro

Il Milan è in piena tempesta. Tre sconfitte nelle ultime quattro partite, San Siro che fischia Leao, una classifica che improvvisamente trema e la Champions League che non è più un diritto acquisito. Eppure, proprio nel momento più buio, Massimiliano Allegri prova a rimettere il progetto rossonero in carreggiata con due mosse parallele: una per il presente — il ritorno al 3-5-2 contro il Verona con Matteo Gabbia di nuovo titolare — e una per il futuro, con una lista esplicita di dieci giocatori intoccabili attorno a cui costruire il Milan 2026-2027. La società, intanto, conferma la fiducia al tecnico e chiude la porta a qualsiasi ipotesi di esonero.

Il momento più nero del Milan: tre sconfitte in quattro partite

Il tracciato degli ultimi quattro turni racconta una sequenza impietosa: ko interno con la Lazio, reazione d'orgoglio con la rimonta sul Torino (3-2 nel secondo tempo), poi la sconfitta di Pasquetta al Maradona contro il Napoli di Conte (1-0 firmato Politano) e il disastro di sabato scorso, Milan-Udinese 0-3, con autogol di Bartesaghi, colpo di testa di Ekkelenkamp e destro chirurgico di Atta. Tre sconfitte e una sola vittoria nelle ultime quattro giornate: tre KO pesanti, tutti diversi nella dinamica ma identici nel messaggio. Qualcosa non funziona.

Il dato più doloroso arriva dagli spalti. Quando Leao è uscito al 77' di Milan-Udinese, San Siro lo ha sommerso di fischi come non accadeva da anni. Allegri lo ha abbracciato all'uscita dal campo, ma il messaggio del pubblico è stato inequivocabile. La qualificazione alla Champions League, che a fine marzo sembrava blindata, è diventata improvvisamente un'incognita: secondo le simulazioni di Opta, il Milan ha ancora l'85% di probabilità di chiudere tra le prime quattro, ma il margine di errore si è assottigliato in modo vertiginoso. La Juventus è a soli tre punti, il Como a cinque e la settimana dopo il Verona i bianconeri arrivano proprio a San Siro.

Allegri torna al 3-5-2: perché cambia modulo dopo il disastro con l'Udinese

L'esperimento del 4-3-3 con Leao centravanti aveva una sua logica, almeno sulla carta: aumentare il peso offensivo, liberare il portoghese dalla fascia, creare densità nella zona di rifinitura. La realtà del campo ha raccontato una storia diversa. Contro l'Udinese il Milan ha offerto la peggior prestazione della stagione, con un centrocampo sovrastato, una difesa disordinata e un attacco sterile. Allegri ha visto abbastanza e non ha intenzione di insistere: a Verona, domenica 19 aprile al Bentegodi, il Milan tornerà al 3-5-2.

La scelta non è una bocciatura del modulo, ma una presa d'atto del momento. Il tecnico livornese lo ha spiegato con una delle sue battute: «È un momento no, ma il cambio di modulo non c'entra». E prima di Milan-Udinese aveva detto ai microfoni di DAZN: «Non dobbiamo farci travolgere dagli eventi, speriamo di aver indovinato la formazione». Frasi che suonano come un'ammissione implicita: il 4-3-3 era un tentativo, il 3-5-2 resta il punto di partenza più solido. Il ritorno alla difesa a tre, in un momento in cui la squadra ha bisogno di certezze, è la scelta più logica per fermare l'emorragia.

Il rientro di Gabbia: i numeri dicono che è fondamentale

La notizia più importante della settimana, però, non riguarda il modulo. Matteo Gabbia è tornato ad allenarsi in gruppo il 7 aprile dopo 44 giorni di stop. Il difensore classe 1999 non scendeva in campo dal 18 febbraio — ultima partita contro il Como — per un'ernia inguinale che ha richiesto un intervento chirurgico. Nelle sette gare saltate dal rossonero cresciuto nel vivaio di Milanello il Milan ha perso una parte significativa delle sue certezze difensive e i numeri ne sono la prova più evidente.

Le statistiche parlano chiaro. Nelle 25 partite disputate con Gabbia in campo, il Milan ha subito appena 19 gol: la media è di 0,76 reti incassate a partita. Quando invece il numero 46 rossonero è rimasto in infermeria, la difesa si è sfaldata: nelle sette gare senza di lui sono arrivati 8 gol subiti, con una media che schizza a 1,14 a partita. Ancora più eloquente il dato sulla striscia: con Gabbia titolare il Milan ha collezionato 25 giornate consecutive da imbattuto, una sequenza interrotta proprio dalla sua assenza. La sua mancanza ha coinciso con la gran parte dei disastri recenti, la sua presenza con un Milan concreto, organizzato, solido.

Al Bentegodi, Gabbia tornerà titolare al centro della difesa a tre insieme a Fikayo Tomori e Strahinja Pavlovic, prendendo il posto di Koni De Winter. Più che un rientro è un ritorno alle radici: il tecnico punta sul leader silenzioso dello spogliatoio, quello che con le sue prestazioni e la sua presenza garantisce equilibri che nessun altro sa replicare. Per preparare al meglio la trasferta, Allegri ha tolto uno dei due giorni di riposo previsti e ha richiamato la squadra a Milanello già lunedì, alla presenza del direttore sportivo Igli Tare.

La fiducia della società in Allegri: nessun esonero, progetto confermato

In un altro club, tre sconfitte in quattro giornate avrebbero probabilmente aperto il dibattito sulla panchina. A Casa Milan no. La dirigenza — Igli Tare, Giorgio Furlani e Zlatan Ibrahimovic — ha confermato privatamente e pubblicamente la propria fiducia ad Allegri. Nessuna riunione di emergenza, nessun avviso velato, nessuna ipotesi di esonero sul tavolo. Il tecnico livornese resta l'uomo del progetto rossonero e lo sarà anche la prossima stagione, qualunque cosa succeda da qui al 24 maggio.

La scelta della dirigenza ha una logica solida. Allegri è arrivato a Milano la scorsa estate con il mandato preciso di riportare stabilità a un ambiente che negli ultimi due anni aveva cambiato troppo: tre allenatori, una direzione tecnica rivoluzionata, un mercato confuso. Cambiare di nuovo oggi significherebbe riaprire il ciclo peggiore, perdere mesi preziosi, buttare via un'infrastruttura tecnica appena costruita. La società lo sa e ha deciso di difendere il tecnico anche quando la piazza mormora. È la linea Cardinale: continuità, pazienza, progetto.

I 10 intoccabili per il 2026-2027: la lista completa di Allegri

Ed è proprio la continuità il concetto chiave per capire l'altra grande notizia di queste ore: la lista dei dieci giocatori intoccabili che Allegri vuole tenere a tutti i costi per costruire il Milan 2026-2027. Sono i nomi che nessuno toccherà, nemmeno di fronte a offerte importanti, perché rappresentano lo scheletro tecnico e caratteriale della prossima stagione.

I 10 intoccabili

Porta: Mike Maignan (rinnovo fino al 2031), Pietro Terracciano come secondo affidabile.

Difesa: Strahinja Pavlovic, autore di una stagione record anche realizzativa; Matteo Gabbia, leader silenzioso della retroguardia; Koni De Winter, coppia tecnica con Gabbia; Davide Bartesaghi, in un anno salito dal Milan Futuro a titolare sulla fascia sinistra; Zachary Athekame, arma tattica fondamentale per le varianti di modulo.

Centrocampo: Adrien Rabiot, il simbolo della filosofia Allegri in mezzo al campo.

Attacco: Alexis Saelemaekers (rinnovo fino al 2031), versatile e di assoluta fiducia; Christian Pulisic, riferimento offensivo da cui ripartirà la costruzione del nuovo attacco.

La lettura della lista è interessante soprattutto per chi non compare. Il nome più pesante è quello di Rafael Leao: il portoghese è fuori dal progetto Allegri e il suo agente starebbe già lavorando a una nuova destinazione. Stesso discorso per Christopher Nkunku, arrivato in estate per 42 milioni e oggi messo sul mercato. Fuori anche Santiago Gimenez, Ruben Loftus-Cheek, Youssouf Fofana, Alex Jimenez e Luka Jovic. È una rivoluzione in piena regola, guidata da un criterio preciso: tenere solo i giocatori che Allegri considera funzionali al suo calcio e al suo spogliatoio, cedere tutti gli altri per finanziare gli acquisti della prossima estate.

Nota a margine su Luka Modric: il croato, arrivato a Milano la scorsa estate per accompagnare la crescita del centrocampo, non compare formalmente nell'elenco dei dieci intoccabili perché il suo futuro è legato a variabili fuori dal controllo del tecnico. Allegri lo stima moltissimo e lo considera centrale per lo spogliatoio, ma il rinnovo del quarantenne ex Real Madrid sarà frutto di una valutazione separata, che terrà conto della condizione fisica e della volontà del giocatore di proseguire.

Verso Verona-Milan: una striscia da difendere dal 2017

Il banco di prova del 3-5-2 e del rientro di Gabbia si chiama Verona-Milan, in programma domenica 19 aprile 2026 al Bentegodi per la 33ª giornata di Serie A. Sulla carta una trasferta abbordabile, nella sostanza un appuntamento che non ammette errori: la settimana successiva, a San Siro, arriva la Juventus a soli tre punti dal Milan e un altro passo falso aprirebbe scenari impensabili fino a un mese fa.

C'è però una statistica che può fare da ancora in una settimana di tempesta. Il Milan non perde contro il Verona in Serie A da dieci sfide consecutive: l'ultimo non-successo è il 2-2 dell'8 novembre 2020 a San Siro. Da allora, dieci match e dieci vittorie rossonere. Ancora più impressionante il dato al Bentegodi: gli ultimi cinque incroci disputati a Verona sono finiti tutti con il Milan vittorioso, con un bilancio di 11 gol segnati e soli 3 subiti. L'ultima sconfitta rossonera sul campo dell'Hellas Verona in Serie A porta la data del 17 dicembre 2017, quando gli scaligeri si imposero 3-0: da quel giorno sono passati oltre otto anni di imbattibilità al Bentegodi.

È un dato che pesa. Il 19 aprile il Milan arriverà al Bentegodi con la pressione della crisi sulle spalle, ma anche con una tradizione recente che dice che quel campo, negli ultimi anni, è stato amico. Allegri si aggrapperà anche a questo: al 3-5-2 ritrovato, al rientro di Gabbia, alla fiducia della società, alla lista dei dieci intoccabili come manifesto di progetto — e a una striscia che dura dal 2017 e che non può permettersi di interrompere proprio adesso.

10 Vittorie consecutive del Milan contro il Verona in Serie A
0,76 Media gol subiti a partita con Gabbia in campo (0,76 vs 1,14)
8 Anni di imbattibilità al Bentegodi, dal dicembre 2017

Il Milan non ha il lusso di poter sbagliare ancora. Ma ha qualcosa che nelle ultime settimane sembrava sparito: un piano. Un modulo a cui aggrapparsi, un leader che torna, una società che non scappa, una lista di uomini su cui ricostruire. Il Verona è il primo test. Poi toccherà a tutto il resto.

Forza Milan, sempre. Anche nelle tempeste.