Quando il Milan ha chiuso l’acquisto di Christopher Nkunku dal Chelsea per 42 milioni di euro nell’agosto 2025, la tifoseria rossonera aveva accolto il francese come il rinforzo offensivo capace di cambiare marcia alla squadra di Massimiliano Allegri. Sette mesi dopo la realtà racconta una storia molto diversa: appena 6 gol e 3 assist in 27 presenze, la maggior parte dalla panchina, una gerarchia offensiva che lo ha progressivamente relegato ai margini e un futuro che sembra sempre più lontano da Milano. Il club ha preso la sua decisione: Nkunku è sul mercato. Roma, Atletico Madrid e Fenerbahçe si sono già fatti avanti.
L’arrivo: un blitz lampo e aspettative altissime
La storia di Nkunku al Milan è cominciata con un blitz di mercato nella serata del 28 agosto 2025. L’accordo con il Chelsea è stato chiuso in meno di 48 ore: 37 milioni di euro più 5 milioni di bonus e una clausola del 10 % sulla futura rivendita, con un contratto quinquennale fino al 2030 da 5 milioni netti a stagione. Il francese ha scelto la maglia numero 18 e si è presentato a Milanello con un curriculum di tutto rispetto.
Al RB Lipsia, tra il 2019 e il 2023, Nkunku aveva vissuto le stagioni più straordinarie della sua carriera. In quattro campionati di Bundesliga ha collezionato 172 presenze e 70 gol, con un’annata di rottura devastante nel 2021/22: 35 gol e 20 assist in 52 partite. In Champions League ha segnato una storica tripletta contro il Manchester City, diventando il primo giocatore nella storia del Lipsia a riuscirci. Due titoli in DFB-Pokal e numeri da top player avevano convinto il Chelsea a investire oltre 60 milioni di euro nell’estate 2023.
A Londra le cose non erano andate secondo i piani: 62 presenze e 18 gol in due stagioni, condizionate da infortuni e da un sistema tattico che non ne esaltava le qualità migliori. Le vittorie in Conference League e nella Coppa del Mondo per club 2025 non erano bastate a compensare la frustrazione di non aver mai trovato un ruolo stabile. Quando il Milan si è fatto avanti, Nkunku ha visto la possibilità di rilanciarsi nel grande calcio europeo.
I primi mesi: lampi di classe e tanta panchina
L’inizio di stagione ha offerto qualche sprazzo del potenziale del francese. Allegri lo ha utilizzato principalmente come arma nella ripresa, inserendolo per sfruttare freschezza, velocità e capacità di attaccare la profondità. Nella sfida di Coppa Italia contro il Pisa, il tecnico gli ha concesso una delle sue rare titolarità, schierandolo al fianco di Loftus-Cheek alle spalle della punta mentre Leao e Pulisic partivano dalla panchina.
Gennaio ha portato il suo momento migliore: contro la Fiorentina, Nkunku ha segnato il gol del pareggio al 90’ con una conclusione precisa che ha evitato al Milan la sconfitta, guadagnandosi il premio di migliore in campo. Un gol che sembrava un punto di svolta, la scintilla capace di accendere un ruolo da protagonista nella seconda parte di stagione.
Il dato che racconta tutto
Delle sue 27 presenze tra Serie A, Coppa Italia e Supercoppa Italiana, Nkunku è partito titolare solo 13 volte. Nelle altre 14 occasioni è entrato dalla panchina, spesso negli ultimi 20 minuti. Una media di 37 minuti a partita — decisamente troppo poco per un acquisto da 42 milioni di euro.
La gerarchia di Allegri: terza scelta dietro Leao e Pulisic
Il vero problema di Nkunku al Milan non è mai stato il talento — quello nessuno lo ha messo in discussione — ma la concorrenza. Massimiliano Allegri ha costruito il suo sistema offensivo attorno a due punti fermi: Rafael Leao a sinistra e Christian Pulisic a destra, alternando un 3-5-2 e un 4-3-3 a seconda dell’avversario. In entrambi gli schieramenti lo spazio per Nkunku si è progressivamente ridotto.
Il francese non è un’ala pura come Leao né un esterno versatile come Pulisic. Le sue qualità migliori emergono da trequartista o seconda punta, ruoli che non hanno una collocazione stabile nel sistema di Allegri. Quando il tecnico ha provato a integrarlo nella rotazione offensiva con regolarità in ottobre, i numeri hanno cominciato a calare: pressing insufficiente, movimenti discontinui e scarsa capacità di creare superiorità numerica nelle partite di cartello.
Il colpo definitivo è arrivato con il rientro di Santiago Gimenez dall’infortunio. L’attaccante messicano è tornato il 21 marzo contro il Torino e la sua presenza ha ulteriormente chiuso la porta a Nkunku, entrato nella stessa partita al 70’ come sostituto di Füllkrug per soli venti minuti.
Il paradosso: capocannoniere del 2026 ma ai margini
C’è un aspetto che rende la vicenda Nkunku particolarmente paradossale. Nonostante il minutaggio ridotto, il francese è il capocannoniere del Milan nel 2026: 6 gol in tutte le competizioni con un rapporto gol/minuti giocati notevole. Un’efficienza realizzativa che tuttavia non è bastata a scalare le gerarchie di Allegri.
Il tecnico ha spiegato la sua filosofia in conferenza stampa senza giri di parole: l’equilibrio della squadra viene prima del talento individuale. Leao e Pulisic offrono garanzie difensive che Nkunku non riesce a garantire con la stessa costanza. Nel calcio di Allegri, costruito su solidità difensiva e transizioni rapide, un giocatore che non copre il campo con continuità diventa un lusso che la squadra non può permettersi, soprattutto nelle partite decisive.
Le parole di Nkunku a febbraio
“Non ho mai pensato di andarmene. Il Milan è il club più grande d’Italia.” — ha dichiarato in un’intervista a inizio febbraio. Parole piene di rispetto e attaccamento che oggi suonano come un addio annunciato. La situazione è cambiata rapidamente nelle settimane successive e il club ha deciso di ascoltare le offerte in estate.
Dietro le quinte: due figure chiave hanno bloccato la cessione a gennaio
La questione Nkunku non è nuova a Milanello. Secondo SpazioMilan, già a gennaio il Fenerbahçe e il tecnico Domenico Tedesco, che aveva lavorato con il francese al Lipsia, avevano bussato alla porta del Milan con una proposta concreta. L’operazione è stata bloccata da due figure di peso all’interno del club, contrarie a una cessione a metà stagione e convinte che Nkunku potesse ancora essere utile nel finale di campionato.
Quella scommessa non ha pagato. Il rendimento di Nkunku non è migliorato, i minuti sono ulteriormente diminuiti e la dirigenza è arrivata alla conclusione che una cessione in estate sia la soluzione migliore per tutti: per il club, che ha bisogno di liberare risorse per il mercato, e per il giocatore, che merita una squadra dove poter giocare con continuità.
Chi lo vuole: Roma, Atletico Madrid e la pista turca
Il telefono di Casa Milan non ha smesso di squillare. Secondo Sportitalia e conferme da altre fonti attendibili, almeno tre club si sono mossi concretamente per Nkunku nelle ultime settimane.
La Roma è il nome più caldo in Serie A. I giallorossi cercano un rinforzo offensivo di qualità per la prossima stagione e il profilo di Nkunku, capace di agire da trequartista o seconda punta, si sposa bene con le esigenze tattiche della squadra. Il vantaggio della Roma è la possibilità di offrire al francese un posto da titolare e la vetrina della Champions League, obiettivo dichiarato del club capitolino per il prossimo anno.
Dall’estero il club più interessato è l’Atletico Madrid di Diego Simeone. I Colchoneros hanno una lunga tradizione nell’acquistare giocatori in difficoltà nei grandi club e rilanciarli ai massimi livelli. Per Nkunku l’Atletico rappresenterebbe un ambiente competitivo con la garanzia di minutaggio che il Milan non è riuscito a offrirgli.
Resta viva anche la pista Fenerbahçe e il club turco potrebbe tornare alla carica dopo il tentativo di gennaio. Il legame tra Nkunku e Tedesco è forte e il Fenerbahçe ha le risorse economiche per soddisfare le richieste del Milan. Non si può escludere nemmeno un’offerta dalla Saudi Pro League, anche se il giocatore, a 28 anni, sembra intenzionato a restare nel calcio europeo di alto livello.
Il prezzo fissato dal Milan: i rossoneri chiedono circa 35 milioni di euro per lasciar partire Nkunku. Transfermarkt lo valutava 32 milioni a dicembre, cifra scesa poi a 28 milioni. Il divario tra le richieste del Milan e il valore di mercato si spiega con il lungo contratto fino al 2030 e lo stipendio da 5 milioni netti, che pesa sulle casse del club. Cedere Nkunku farebbe risparmiare circa 10 milioni lordi all’anno di ingaggio e porterebbe un incasso da reinvestire sul mercato.
L’impatto a bilancio: i numeri dietro l’operazione
Per comprendere appieno la situazione bisogna guardare i numeri finanziari. Il Milan ha pagato 37 milioni più 5 milioni di bonus per Nkunku, un investimento complessivo di 42 milioni ammortizzato in cinque anni. Questo si traduce in un costo annuo a bilancio di circa 8,4 milioni di euro per il cartellino, a cui si aggiungono i 5 milioni netti di stipendio (circa 10 milioni lordi grazie ai benefici fiscali del decreto crescita). Un costo totale di quasi 18 milioni di euro all’anno per un giocatore che ha accumulato poco più di mille minuti in campo.
Una cessione a 35 milioni permetterebbe al Milan di registrare una plusvalenza rispetto al valore residuo a bilancio e di liberare il budget salariale necessario per finanziare almeno uno dei grandi acquisti estivi già pianificati dalla dirigenza. Non è un caso che il nome di Nkunku sia emerso durante il vertice a Casa Milan della scorsa settimana, dove Allegri, Tare, Furlani e Ibrahimovic hanno discusso la strategia di mercato per il 2026/27.
E se al posto suo fosse arrivato Hojlund?
Tra i tifosi e sulla stampa è riemersa con forza una domanda che ha accompagnato tutta la stagione. E se al posto di Nkunku fosse arrivato Rasmus Hojlund? Il dibattito, rilanciato dalla Gazzetta dello Sport, nasce dalla consapevolezza che il Milan la scorsa estate cercava un centravanti, un profilo diverso da quello del francese.
Hojlund era stato accostato al Milan prima di restare al Manchester United e il suo profilo, quello di un attaccante fisico e abile nel gioco spalle alla porta, sarebbe stato forse più funzionale al sistema di Allegri. Ma il calcio non si fa con i se. La scelta è ricaduta su Nkunku e la dirigenza deve ora gestire le conseguenze di un investimento che non ha prodotto i ritorni attesi.
Cosa succede adesso: da qui a giugno
Nelle ultime otto giornate che separano il Milan dalla fine del campionato, Nkunku resterà parte della rosa e potrà ancora ritagliarsi momenti importanti. La trasferta al Maradona contro il Napoli del 6 aprile sarà un banco di prova per tutti i giocatori del gruppo e Allegri potrebbe ancora aver bisogno della qualità del francese in una lotta per il secondo posto che resta apertissima.
Ma la direzione sembra tracciata. Il Milan è secondo con 63 punti, sei in meno della capolista Inter e nove di vantaggio sul quinto posto. L’obiettivo principale della stagione, il ritorno in Champions League dopo un anno di assenza, è a portata di mano. Per la prossima stagione servono però investimenti mirati e la cessione di Nkunku è un tassello del puzzle.
La parabola di Nkunku al Milan è la dimostrazione che nel calcio moderno il talento da solo non basta se l’incastro con il sistema e le gerarchie della rosa non funziona. Il francese resta un giocatore di livello assoluto che può tornare a brillare nell’ambiente giusto. Per il Milan la sua cessione rappresenta un’occasione per correggere la rotta e investire dove la rosa ne ha più bisogno. L’estate si avvicina e il calciomercato rossonero è già nel vivo.
Forza Milan, sempre.